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Frascarolo

Borgo lombardo sul confine del Piemonte, tra storia medievale e paesaggi di risaia

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Frascarolo ((PV)
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Scoprire Frascarolo significa immergersi in uno degli angoli più autentici della Lomellina pavese, quel territorio di pianura compreso tra il Po, il Ticino e la Sesia che per la sua straordinaria concentrazione di castelli e architetture rurali viene spesso definito la piccola Loira della Lombardia. Situato nella parte più meridionale della Lomellina, a breve distanza dalla riva sinistra del Po e in prossimità del confine piemontese, questo piccolo comune di poco più di mille abitanti custodisce una storia millenaria che affonda le radici nell'alto medioevo e si intreccia con le vicende delle più grandi dinastie della pianura padana.

La posizione geografica di Frascarolo ne ha determinato il destino attraverso i secoli. Affacciato verso le terre del Monferrato e dirimpetto alla piazzaforte di Valenza, il borgo si trovò sempre in prima linea durante le contese territoriali che agitarono l'Italia centro-settentrionale dal medioevo all'età moderna. Proprio questa collocazione strategica lo rese teatro di assedi, saccheggi e passaggi di truppe, lasciando tracce indelebili nella sua storia e nella sua architettura.

Le origini storiche di Frascarolo risalgono al Contado di Lomello, nel quale il borgo era incluso nell'alto medioevo. Con il diploma imperiale del 1164 Federico I lo assoggettò al dominio di Pavia, e già nel 1250 figurava come Frascarolum nell'elenco delle terre pavesi. La sua storia si intrecciò presto con quella delle grandi famiglie signorili lombarde: nel 1441 Filippo Maria Visconti concesse il feudo ad Andrea Birago di Milano, inaugurando una lunga serie di passaggi di mano che coinvolsero i Varesini, i Bellisomi e poi i Savoia, quando nel 1713 l'intera Lomellina passò sotto il dominio piemontese.

Il castello visconteo-sforzesco è il cuore monumentale di Frascarolo e uno dei punti di interesse imprescindibili per chi visita la Lomellina pavese. La sua storia è documentata a partire da una pergamena del 1409 conservata alla Biblioteca Trivulziana di Milano, che lo menziona come proprietà dei nobili Beretta. Negli anni 1412-1415 il paese e il castello furono coinvolti nelle lotte tra i Beccaria e Filippo Maria Visconti, che lo ridussero a rudere. La ricostruzione fu avviata dalle nobili famiglie locali Beretta, Robba e Chiroli sulla base di un accordo del 1495 e della patente ducale concessa da Ludovico il Moro nel 1497, grazie anche all'intercessione di Isabella d'Este, marchesa di Mantova. I lavori si conclusero nei primi anni del Cinquecento, come attesta una lapide sulla facciata del castello che riporta la data del 1512.

La struttura che il visitatore può ammirare oggi ha pianta quadrilatera con fossato intorno e torrioni cilindrici sporgenti ai quattro angoli. L'ingresso è ricavato nel centro del fronte ovest, sovrastato da un massiccio torrione che supera di un piano l'altezza della cortina muraria. Un ponte in muratura attraversa il fossato, trasformato in giardino già negli anni venti dell'Ottocento, e sostituisce l'antico ponte levatoio di cui sono ancora visibili le sedi dei bolzoni. Il tessuto murario mostra con chiarezza le ristrutturazioni ottocentesche che hanno interessato l'intero piano superiore, dove le torri evidenziano il sopralzo distinguibile nel loro terzo superiore. Nel 1882 il castello, da fortilizio di origini militari, fu trasformato in elegante residenza secondo i dettami del gusto neo-gotico e romantico allora in voga, con una serie di loggette, balconcini e finestre alcune delle quali affrescate a trompe-l'oeil con rappresentazioni di serramenti e tende, elemento tipico dello stile ottocentesco. La proprietà rimase alla famiglia Vochieri fino al 1978. Agli inizi del Novecento il castello è stato dichiarato monumento nazionale.

Oggi il castello ospita il Museo del Contadino, allestito all'interno di un ex complesso rurale restaurato che comprende antiche stalle, ampi porticati e un giardino all'italiana circondato da un vasto parco. Il museo, parte del circuito dell'Ecomuseo del Paesaggio Lomellino, è articolato in tre sezioni dedicate rispettivamente alla casa, ai mestieri artigianali e alla terra, con circa ottocento oggetti che raccontano la vita agricola lomellina dall'Ottocento agli anni Sessanta del Novecento. Carri agricoli, carrozze, macchine trebbiatrici e mulini restituiscono al visitatore l'atmosfera di un mondo rurale ormai scomparso. Il museo è aperto al pubblico il primo sabato di ogni mese dalle 10:00 alle 12:00, mentre le scolaresche possono accedere su prenotazione scrivendo a remo.danovi@museodelcontadino.it.

Oltre al castello, Frascarolo offre altri monumenti degni di attenzione. La chiesa parrocchiale neoclassica dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta e a San Vitale martire fu edificata nel 1841 e aperta al culto nel 1852; al suo interno si conservano pregevoli affreschi dei pittori Giovanni Valtorta e Luigi Morgari, oltre a una Crocifissione su tela di Francesco Sampietro datata 1852. Non meno suggestiva è l'antica chiesa di Santa Maria Maggiore Castri Veteris, citata già nel 1322 in documenti conservati all'Archivio Segreto Vaticano, che rappresenta una delle presenze religiose più antiche del territorio. Da non perdere anche il Santuario della Beata Vergine del Romito, che custodisce un affresco rinascimentale di scuola del pittore Gaudenzio Ferrari.

Il paesaggio che circonda Frascarolo è quello inconfondibile della Lomellina risicola. Le risaie si estendono a perdita d'occhio e mutano aspetto con il variare delle stagioni: in primavera i campi allagati diventano grandi specchi d'acqua che riflettono il cielo e i profili delle torri medievali, creando uno spettacolo visivo unico, un vero mare a quadretti. Con l'estate il verde delle pianticelle di riso prende il sopravvento, per lasciare poi spazio al giallo dorato del raccolto autunnale. In questo habitat ricco di acque e zone umide trovano rifugio aironi, garzette, cavalieri d'Italia e germani reali, rendendo il territorio interessante anche per gli appassionati di birdwatching e fotografia naturalistica.

Nelle immediate vicinanze del paese sorge l'Abbazia di Acqualunga, antico monastero cistercense fondato nel 1204, che arricchisce ulteriormente l'offerta culturale di questo angolo di Lomellina. Il borgo è inserito negli itinerari promossi dall'Ecomuseo del Paesaggio Lomellino e rappresenta una tappa significativa nei percorsi cicloturistici che attraversano la pianura pavese tra castelli, abbazie e cascine.

Frascarolo è facilmente raggiungibile in auto e si presta alla scoperta a piedi o in bicicletta, integrandosi perfettamente in un itinerario più ampio alla scoperta della Lomellina. Chi visita questo piccolo borgo porta a casa non soltanto il ricordo di una storia medievale affascinante e stratificata, ma anche la sensazione rara di un paesaggio ancora autentico, dove la campagna padana e l'architettura castellana dialogano in un equilibrio antico e prezioso.


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