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Leggende, riti e goliardia all’Università di Pavia
L’Università di Pavia non è solo uno degli atenei più antichi d’Europa. È un luogo vissuto, attraversato per secoli da studenti, docenti e collegiali che hanno lasciato tracce non solo nei libri e nelle aule, ma anche in riti, leggende e tradizioni goliardiche ancora oggi raccontate e, in parte, praticate. Chi arriva a Pavia per studiare o visitarla scopre presto che la vita universitaria qui ha un carattere unico, fatto di simboli, gesti scaramantici e storie tramandate di generazione in generazione.
Le leggende dell’Ateneo: tra storia e racconto
Molte leggende legate all’Università di Pavia nascono dall’età e dalla continuità dell’Ateneo, fondato ufficialmente nel 1361. Nei secoli, la presenza di studenti provenienti da tutta Europa ha alimentato racconti che mescolano realtà storica e tradizione orale. I cortili del Palazzo Centrale, con i loro portici e le lapidi commemorative, sono spesso al centro di storie che parlano di antichi esami, professori severi e studenti ingegnosi, capaci di superare le difficoltà con astuzia e determinazione.
Queste leggende non hanno lo scopo di spaventare, ma di rafforzare il senso di appartenenza. Conoscerle significa sentirsi parte di una lunga comunità che ha condiviso le stesse ansie prima degli esami, le stesse attese e lo stesso desiderio di futuro.
Riti e superstizioni degli studenti
Come in molte università storiche italiane, anche a Pavia esistono riti scaramantici legati allo studio e alla laurea. Sono pratiche informali, mai codificate, ma profondamente radicate nella cultura studentesca. Alcuni studenti evitano gesti considerati di cattivo auspicio, altri ripetono piccoli rituali prima di un esame importante. Le statue, le scale e i portici dell’Università diventano così punti simbolici, caricati di significati che cambiano nel tempo ma resistono alle generazioni.
La laurea rappresenta il momento più delicato. Intorno a questo traguardo ruotano numerose tradizioni non scritte: c’è chi evita di parlare della discussione troppo presto, chi rimanda alcuni percorsi “ufficiali” all’interno dell’Ateneo, chi si affida a gesti ripetuti sempre allo stesso modo, come portare con sé un oggetto simbolico o sedersi sempre nello stesso posto durante lo studio.
Cortili universitari e laurea: percorsi simbolici
I cortili dell’Università di Pavia non sono solo spazi architettonici di grande fascino, ma veri luoghi di passaggio simbolico. Attraversarli fa parte della quotidianità dello studente, ma secondo una tradizione molto diffusa, percorrerli interamente solo dopo la laurea è considerato di buon auspicio.
Per questo motivo, molti studenti evitano di attraversare tutti i cortili del Palazzo Centrale prima della discussione finale. Il primo passaggio completo sotto i portici avviene solo a traguardo raggiunto, come una sorta di rito conclusivo. Un gesto semplice, quasi invisibile agli occhi dei visitatori, ma carico di significato per chi lo compie.
I collegi universitari: microcosmi di tradizioni
I collegi storici di Pavia, come il Borromeo, il Ghislieri, il Cairoli e gli altri collegi universitari, sono veri microcosmi culturali. Vivere in collegio significa entrare in una comunità con regole, cerimonie e consuetudini precise. Ogni collegio custodisce tradizioni proprie, spesso legate a eventi del passato, a personaggi carismatici o a episodi memorabili della vita collegiale.
Qui i riti di passaggio sono particolarmente sentiti: l’ingresso dei nuovi studenti, le prime cene ufficiali, le cerimonie accademiche e i momenti di festa. Queste esperienze contribuiscono a creare un forte senso di identità e appartenenza, che spesso accompagna i collegiali per tutta la vita.
La goliardia pavese: eventi e tradizioni durante l’anno
La goliardia è una componente storica e ancora viva della vita universitaria pavese. Non si tratta solo di scherzi o feste, ma di una tradizione che affonda le radici nel Medioevo e che celebra l’ironia, la satira e lo spirito di comunità.
Uno degli appuntamenti più attesi è la Liberatio Scholarum, che si svolge ogni anno all’inizio di novembre. In questa occasione, gli studenti universitari, riconoscibili dai mantelli colorati e dalle feluche, raggiungono le scuole superiori della città per “liberare” simbolicamente gli studenti dalle lezioni. La giornata prosegue nelle vie del centro e in Piazza della Vittoria, tra canti, fischietti e momenti di festa.
Durante la Liberatio si svolge anche la questua, una raccolta simbolica di offerte tra cittadini e passanti. Le donazioni, spesso accompagnate da sorrisi e battute, servono a sostenere le attività goliardiche durante l’anno e rappresentano uno degli aspetti più antichi di questa tradizione.
Oltre a questo evento, la goliardia pavese anima la città con incontri, feste e iniziative che coinvolgono studenti di diverse facoltà e generazioni. Non mancano eventi condivisi con i collegi universitari, come la Caccia al Tesoro Intercollegiale, che trasforma il centro storico in un grande gioco a squadre.
La Certosa di Pavia tra arte e superstizione
La Certosa di Pavia, fondata nel 1396 per volontà di Gian Galeazzo Visconti, è uno dei monumenti più celebri del territorio pavese. Capolavoro dell’arte rinascimentale e luogo di grande suggestione, è da sempre meta di visitatori, studiosi e studenti.
Accanto al valore storico e artistico, la Certosa è legata anche a un noto detto popolare: “Chi va alla Certosa non si laurea e non si sposa”. Secondo questa leggenda, visitare il complesso prima di aver raggiunto due traguardi fondamentali – la laurea e il matrimonio – potrebbe portare sfortuna o ostacolarne il compimento. Per questo, nella tradizione scaramantica locale, si consiglia di andare alla Certosa solo dopo aver celebrato entrambi gli eventi.
Si tratta naturalmente di una superstizione priva di fondamento reale, tramandata con ironia e leggerezza. Eppure, ancora oggi, molti studenti preferiscono rimandare la visita fino a dopo la laurea, trasformando il viaggio alla Certosa in un piccolo rito simbolico di chiusura di un capitolo importante della vita.
Aneddoti e personaggi illustri
Nel corso dei secoli, l’Università di Pavia è stata frequentata e animata da figure straordinarie, i cui nomi sono oggi noti in tutto il mondo. Il Museo per la Storia dell’Università di Pavia, ospitato nel Palazzo Centrale, conserva strumenti scientifici, documenti e testimonianze che permettono di conoscere anche il lato più umano di questi protagonisti.
Alessandro Volta, chiamato a Pavia nel 1778 come professore di Fisica sperimentale, era celebre per le sue lezioni aperte al pubblico. Si racconta che amasse stupire studenti e curiosi con dimostrazioni pratiche improvvisate, trasformando l’aula in un vero laboratorio. Nel Museo è possibile vedere alcuni degli strumenti utilizzati per i suoi esperimenti, legati al percorso che portò all’invenzione della pila.
Antonio Scarpa, grande anatomista e docente, è ricordato per il rigore delle sue lezioni e per l’altissimo livello della scuola medica pavese. Nelle sale museali dedicate all’anatomia si conservano materiali che testimoniano il metodo preciso e innovativo con cui insegnava, rendendo Pavia un punto di riferimento europeo.
Camillo Golgi, premio Nobel per la Medicina nel 1906, lavorò a lungo nei laboratori dell’Ateneo. La tradizione ricorda la sua dedizione assoluta alla ricerca: molte delle sue intuizioni nacquero durante lunghe ore di osservazione al microscopio. Preparati, strumenti e documenti legati alla sua attività sono oggi esposti nel Museo, che racconta la nascita della moderna neuroscienza.
Anche Albert Einstein ebbe un legame con Pavia. Da giovanissimo soggiornò in città e frequentò l’ambiente scientifico locale. Il Museo conserva alcune lettere scritte da Einstein negli anni successivi, testimonianza del rapporto duraturo con amici pavesi e con la città.
Un patrimonio immateriale da scoprire
Le leggende, i riti e la goliardia dell’Università di Pavia rappresentano un patrimonio immateriale che arricchisce l’esperienza della città. Non si trovano sulle mappe turistiche, ma emergono passeggiando nei cortili, osservando la vita studentesca e ascoltando i racconti di chi Pavia la vive ogni giorno.
Visitare l’Università di Pavia significa quindi non solo ammirarne l’architettura e la storia ufficiale, ma entrare in contatto con una tradizione viva, fatta di gesti, simboli e storie che continuano a dare identità a uno degli atenei più affascinanti d’Italia.
Photo: Università di Pavia
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Curiosità rapide e consigli per il visitatore
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Passeggia con calma nei cortili del Palazzo Centrale: sono il cuore simbolico della vita universitaria pavese.
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Se visiti Pavia a novembre, potresti assistere alla Liberatio Scholarum, uno dei momenti più autentici della tradizione studentesca.
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La Certosa di Pavia è facilmente raggiungibile dal centro e rappresenta una tappa simbolica molto amata dopo la laurea.
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Una visita al Museo per la Storia dell’Università di Pavia permette di approfondire le storie e gli aneddoti dei grandi personaggi che hanno reso celebre l’Ateneo.
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Parlare con studenti e laureati è spesso il modo migliore per scoprire tradizioni non scritte.
Queste curiosità rendono la visita a Pavia più completa e permettono di scoprire l’Università non solo come luogo di studio, ma come parte viva dell’identità cittadina.