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Giardino botanico di Pietra Corva

La bio diversità dell'Oltrepò Pavese Patrimonio Europeo

Dove
Giardino di Pietra Corva
Località Pietra Corva, 27050 Romagnese PV
Contatti
+39 335 7600084

L'apertura è rinviata al 2021 a causa dell'emergenza sanitaria Coronavirus

 

Il Giardino di Pietra Corva, compreso amministrativamente nel comune di Romagnese in Oltrepò Pavese, è ubicato nel cuore del Sito di importanza comunitaria Sassi Neri-Pietra Corva, sul versante orografico destro della Val Tidone, a 950 m di altitudine, sulle pendici del Monte Pietra di Corvo, suggestivo e dirupato affioramento di scura roccia vulcanica che si erge sino a 1070 m.

Lasciato il centro abitato di Romagnese, si procede in direzione della frazione Grazzi, superata la quale si raggiunge, in auto o in pullman, l’ampio piazzale adibito a parcheggio, ove sorge un confortevole "punto di ristoro". Infine, salendo un breve sentiero, si giunge di fronte alla rustica e caratteristica cancellata che immette al giardino.

Al di là, tra conifere e faggi, si snoda un dedalo di piccoli sentieri tra aiuole e roccere, percorrendo i quali si possono ammirare innumerevoli piante che trovano dimora negli anfratti e nelle nicchie delle rocce.

Sotto il profilo didattico educativo il Giardino di Pietra Corva si presta a diventare meta ottimale per gruppi con interessi naturalistici. La bellezza del luogo, l’impatto estetico, la ricchezza di forme e di colori lo rendono meta consigliabile per escursioni e gite; il visitatore potrà pertanto unire al piacere di una passeggiata nel verde dei boschi la possibilità di osservare piante rare o provenienti da luoghi lontani.

Cosa osservare:

Chi si accinge a visitare per la prima volta il Giardino di Pietra Corva certamente troverà qualche difficoltà nell’intuire i criteri della sua organizzazione: le specie presenti non sono distribuite seguendo una sola linea di intervento, ma la loro ubicazione risponde ad esigenze ecologiche, oppure ad un raggruppamento sistematico o geografico.
Ci sembra opportuno quindi individuare una visita ipotetica, lasciando tuttavia all’interesse e alla fantasia di ciascun visitatore la possibilità di approfondire le eventuali tematiche indotte dalla visita o di scegliere percorsi legati ai propri interessi.
Il sentiero di entrata conduce di fronte all’edificio adibito a foresteria ed al centro visita.
Sul lato destro la superficie del giardino è quasi pianeggiante ed ospita numerose aiuole e roccere, un suggestivo stagno popolato da varie specie di anfibi, il vivaio; a sinistra il sentiero principale sale dolcemente e conduce alla porzione più elevata, dove su ghiaioni e rocce serpentinose, calcaree e silicee, vivono molte piante alpine.
Un sentiero all’interno della faggeta, collega, nella zona alta, le due parti.
Iniziamo l’ipotetica visita percorrendo il vialetto d’entrata in un sottobosco di rododendri (Rhododendron ferrugineum).
Giunti di fronte al "rifugio" giriamo a destra.

Il settore C ospita numerose piante delle Alpi Marittime, delle Dolomiti, del Gran Sasso e delle Alpi Apuane. Tra queste alcune specie rare o endemiche quali Gentiana ligustica, Jovibarba allionii, Primula marginata, Saxifraga cochlearis (Alpi Marittime); Aquilegia einseleana, Gentiana clusii, Potentilla nitida, Saxifraga crustata (Dolomiti); Androsace villosa, Gentiana dinarica, Leontopodium nivale, Saxifraga porophylla, Thlaspi stylosum (Gran Sasso); Galium paleoitalicum, Globularia incanescens, Moltkia suffruticosa, Potentilla apennina (Alpi Apuane).

Il successivo settore B è costituito soprattutto da uno stagno dove vivono specie molto interessanti, caratterizzate tutte da una igrofilia più o meno accentuata.
Al centro cresce abbondante la ninfea bianca (Nymphaea alba); dove la profondità dell’acqua diminuisce, si insediano il trifoglione d’acqua (Menyanthes trifoliata), il ranuncolo delle canne (Ranunculus lingua) e la sagittaria (Sagittaria sagittifolia). Sui margini si affermano cortine di alte erbe quali tife, calami, epilobi, felci (tra cui la felce regale, Osmunda regalis), carici, iris (Iris pseudacorus e I. sibirica). Tra queste piante si riproducono alcune rare orchidee dei suoli palustri quali Dactylorhiza incarnata ed Epipactis palustris. Ciò rappresenta un ottimo successo conservazionistico, in quanto tali specie vanno sempre più rarefacendosi sull’Appennino.

Le aiuole del settore A, posto all’estrema destra del rifugio, quasi sempre in ombra, accolgono numerose piante dalla fioritura precoce, quando la neve non è ancora del tutto disciolta; in particolare ricordiamo crochi, bucaneve, campanellini, scille, anemoni, ranuncoli. Un’aiuola del medesimo settore ospita invece una interessante raccolta di sassifraghe.
Da questa zona partono due sentieri che si snodano attraverso la faggeta ed un tratto di bosco misto; percorrendoli potremo osservare svariate essenze arboree ed arbustive: faggi, aceri,carpini, castagni, sorbi, peri, ciliegi, noccioli, biancospini, larici, pini; inoltre alcune piante tipiche del sottobosco quali Daphne laureola, Luzula nivea, Paris quadrifolia, Polygala chamaebuxus, Prenanthes purpurea, Vinca minor.

Il sentiero superiore che sale attraverso il bosco, conduce al settore O; quello inferiore ritorna invece verso il rifugio costeggiando lo stagno ed il vivaio di ambientamento all’aperto; le piante ottenute in serra da semina, dopo la prima fase di crescita e successivo rinvaso, vengono qui trasportate dove trascorrono un periodo di acclimatamento per irrobustirsi ed essere in seguito poste a dimora nelle aiuole e nelle roccere.
Spostiamoci ora nella zona di giardino posta a sinistra del rifugio, più elevata e di estensione maggiore.

Il settore F è caratterizzato dalla presenza di un rigagnolo che fuoriesce da un piccolo stagno artificiale posto nella parte superiore. Il suo percorso alimenta due piccole torbiere ove si possono rinvenire specie caratteristiche di questi ambienti tra cui Hydrocotyle vulgaris, Parnassia palustris, Primula farinosa, P. integrifolia, P. minima, P. rosea (Himalaya) Saxifraga stellaris, Tofieldia calyculata, Viola palustris; è possibile inoltre osservare una curiosa specie carnivora del Nord America, Sarracenia purpurea, che, pur estranea alle torbiere italiane, ha esigenze ecologiche simili ed è caratterizzata da foglie saldate al margine a formare una sorta di imbuto che costituisce una trappola mortale per gli insetti che vi penetrano.
In questo settore vegeta anche la rara ed interessante Fritillaria montana, simbolo del Giardino di Pietra Corva, spontanea in due ristrette stazioni nei pressi dello stesso.
La specie è a rischio di estinzione, pertanto un’importante funzione del giardino, quella conservazionistica, viene opportunamente espletata. Altre specie interessanti presenti in questo settore sono: Adonis vernalis, Astragalus centroalpinus, Campanula pyramidalis, Catananche caerulea, Edraianthus graminifolius, Ephedra major, Lilium pomponium, Moltkia suffruticosa, Sternbergia lutea.

Il settore G ospita un piccolo stagno artificiale ove fiorisce in nannufaro o ninfea gialla, seminascosto da una roccera su cui crescono alcune specie interessanti delle Alpi meridionali, in particolare sassifraghe (Saxifraga burseriana, S. diapensioides, S. hostii, S. crustata, S. tombeanensis) ed altre rare specie endemiche quali Corydalis lutea, Daphne petraea, Silene elisabethae. In questo settore è possibile ammirare, allo sciogliersi delle neve, una imponente fioritura della rosa di Natale (Helleborus niger), in primavera la primula di Palinuro (Primula palinuri) e a giugno appaiono i grandi boccioli porporini di Paeonia officinalis.

Anche il settore H ospita molte piante importanti di cui ricordiamo Artemisia chamaemelifolia, Astragalus sirinicus, Betula nana, Callianthemum kernerianum, Cyclamen purpurascens, Delphinium elatum, Dryas octopetala, Erinus alpinus, Horminum pyrenaicum, Juniperus sabina, Matthiola fruticulosa, Potentilla nitida, Primula auricula, P. glaucescens, Rhododendron hirsutum.
Nel settore I vegetano invece alcune interessanti liliacee tra cui Allium oleraceum, Fritillaria davisii, F. involucrata, F. meleagris, F. ruthenica, Narcissus pseudonarcissus.
Le piante provenienti dai Pirenei sono poste a dimora nel settore L (roccere L2 ed L3).
Tra le numerose ricordiamo: Aquilegia pyrenaica, Arenaria tetraquetra, Fritillaria pyrenaica, Geranium cinereum, Merendera pyrenaica, Narcissus triandrus, Saxifraga canaliculata, S. longifolia, S. media. Lo stesso settore ospita piante ancor più esotiche in quanto originarie della catena delle Ande, specie caratteristiche per le forme ed i colori insoliti quali Araucaria araucana, Berberis darwinii, B. julianae, Caragana aurantiaca, Fuchsia magellanica, Nothofagus pumilio, Oxalis enneaphylla, Schinus patagonicus e molte altre.
Anche il Nord America è rappresentato da alcune piante caratteristiche dei suoi rilievi.

Ora il sentiero sale rapidamente e ci conduce vero la sezione più elevata del giardino (settore Osettore P) ove, utilizzando massi emergenti e costruendo ghiaioni con sfasciumi di roccia calcareo-dolomitica e di roccia silicea, si è cercato di riprodurre l’ambiente dell’orizzonte alpino. Qui nascosti tra i sassi o nelle fessure delle rocce vegetano e talora si riproducono: Achillea clavenae, Aethionema thomasianum, Androsace carnea, Artemisia genipi, A. glacialis, A. nitida, A. umbelliformis, Aquilegia einseleana, Aster alpinus, Campanula cespitosa, C. elatinoides, C. elatines, C. raineri, Draba aizoides, Empetrum hermaphroditum, Loiseleuria procumbens, Paederota bonarota, Physoplexis comosa, Primula allionii, P. hirsuta, P. spectabilis, P. tyrolensis, P. wulfeniana, Saxifraga caesia, S. cotyledon, Soldanella alpina.

In una porzione del settore O sono stati ricostruiti, su substrato di roccia ofiolitica, ambienti atti ad ospitare e far riprodurre importanti specie autoctone presenti presenti sui rilievi ofiolitici circostanti il giardino. Si è pertanto cercato di introdurre e di far disseminare: Alyssum bertolonii, Alyssoides utriculata, Armeria seticeps, Centaurea triumfetti, Euphorbia spinosa subsp. ligustica, Iberis sempervirens, Linaria supina, Linum campanulatum, Minuartia laricifolia subsp. ophiolitica, Robertia taraxacoides.

Al termine del percorso si consiglia una visita al piccolo museo didattico annesso al rifugio; esso illustra le particolarità più interessanti del giardino ed inoltre descrive, con pannelli didascalici e piccoli diorami, l’ambiente collinare e montano dell’Oltrepo Pavese e piacentino.

Come è nato:

La storia di questo giardino è strettamente legata all’indimenticabile figura del Dott. Antonio Ridella, valente veterinario e cinofilo, ma anche naturalista e grande appassionato di botanica, che attorno al 1960 elaborò l’idea di creare un giardino botanico in questo lembo di territorio montano.

L’amore per la botanica aveva accompagnato il Dott. Ridella fin dai tempi dell’Università e si era affinato nel tempo durante i suoi numerosi viaggi di esplorazione su Alpi, Carpazi, Pirenei e Ande, ove aveva potuto ammirare la bellezza delle piante di alta quota nella molteplicità dei loro adattamenti. Esperienze ricche ed irripetibili che raccontava agli amici e soprattutto ai bambini; racconti sicuramente colmi di passione ma insufficienti a descrivere ciò che aveva osservato. Via via si delineò così il progetto di un giardino dove raccogliere le piante di montagna affinchè le stesse potessero essere mostrate ad un pubblico interessato.

La realizzazione richiese molta fatica, il progetto era insolito e, per parecchi anni, poche persone lo aiutarono in un’impresa apparentemente irrealizzabile. Determinante a quel tempo fu il contributo del giovane giardiniere Cesare Soffritti che, non solo lo accompagnò nelle innumerevoli escursioni alla ricerca di piante spontanee da introdurre nel giardino, ma fu soprattutto colui che, operativamente, allestì le aiuole, le roccere e i percorsi interni al giardino stesso.

Un piccolo stagno ed alcune aiuole delimitate da tronchi, qualche piantina sparsa qua e là tra i grandi massi, così appariva il giardino nei primi tempi della sua costruzione. La realizzazione definitiva richiese ancora parecchio tempo. Negli anni successivi vennero infatti introdotte numerose specie raccolte in natura o ricevute in scambio da altri giardini botanici.

Dopo tanta fatica e sacrifici da parte di questi due personaggi, tra loro così diversi ma complementari, il Giardino venne aperto ufficialmente al pubblico nel 1967. Il Dottor Ridella purtroppo morì improvvisamente nel gennaio del 1984, lasciando in eredità a quanti lo avevano aiutato a realizzare questo suo sogno l’impegno di continuare.

In quest’ultimo periodo il Giardino fu interessato da un notevole sviluppo: furono ampliate le collezioni botaniche, ricostruiti habitat e allestite nuove aiuole e roccere, e soprattutto incrementati i rapporti con altri giardini italiani e stranieri; in questa fase si predispone il Catalogo dei semi (Index seminum) al fine di consentire lo scambio di semi con circa 400 Giardini ed Orti botanici di tutto il mondo. Viene in seguito ristrutturata la foresteria e furono realizzate nuove ed importanti strutture quali il Centro Visita e il Centro Studi dell’Appennino Settentrionale.

Attualmente il Giardino Alpino di Pietra Corva è gestito dalla Provincia di Pavia attraverso una convenzione con il comune di Romagnese e la Comunità Montana Oltrepò Pavese.

 

 


Orari

CHIUSO FINO AL 2021

 

Per informazioni:
Emanuela Piaggi (+390382597865 oppure +393357600084)
e-mail: emanuela.piaggi@provincia.pv.it


Allegati

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