- Borghi
Gambolò
Dal feudo medievale dei Beccaria alla residenza di Ludovico il Moro: un viaggio attraverso millenni di storia lomellina
Un castello è attestato a Gambolò fin dall'XI secolo, ma è a partire dal primo Trecento che il borgo entra nella sfera di influenza dei nobili Beccaria, potente casata della scena politica pavese. I Beccaria esercitavano sul territorio prerogative signorili di natura privata, non derivate da concessioni ducali, tanto che solo nel 1412 Antonio Beccaria e i suoi fratelli vennero ufficialmente infeudati da Filippo Maria Visconti del borgo, ricevendo contestualmente il titolo di conti di Gambolò.
Nel 1466 l'investitura fu rinnovata ad Agostino Beccaria, figlio di Antonio, che dimorò spesso nel castello. Alla sua morte nel 1475, avvenuta senza eredi diretti, il maniero fu nominato nel testamento come eredità dell'Ospedale pavese di San Matteo. Ma già nel 1481 Ludovico il Moro, appena salito al potere come reggente del Ducato di Milano, riuscì a farsi riconoscere il privato dominio su Gambolò, occupando il palazzo Beccaria nel castello e risiededovi con una certa continuità.
Con la caduta di Ludovico il Moro, il castello e il feudo passarono a Gian Giacomo Trivulzio, poi nel 1513 al vescovo di Sion Matteo Schiner, fino a quando Agostino Litta riuscì ad ottenere il feudo nel 1573, dando avvio a un'intensa campagna di riforma edilizia per trasformare il maniero medievale in villa signorile. È in questa fase che il complesso assunse l'aspetto che in parte conserva ancora oggi, e che gli valse il nome di Castello Litta-Beccaria.
L'architettura: il portale barocco, il ponte levatoio e la Manica Lunga
L'accesso al castello avviene attraverso un portale rimaneggiato in epoca barocca, nel quale si riconoscono ancora le feritoie dei bolzoni dell'antico ponte levatoio: dettagli architettonici che parlano della funzione difensiva originaria del maniero, quando un sistema mobile separava il mondo esterno dalla corte interna.
Nel Quattrocento, il complesso si presentava come un ampio maniero turrito, protetto all'ingresso da una torre che i documenti dell'epoca descrivono come 'magna'. All'interno del recinto trovavano posto la cappella, la casa del podestà con le prigioni, il forno, il pozzo e la casa del pretore.
Tra gli elementi architettonici più notevoli spicca la cosiddetta Manica Lunga, o Loggia delle Dame: una lunga ala occidentale con il piano terreno porticato su colonne binate e il piano superiore occupato da una galleria chiusa, innestata sul lato sud dell'edificio principale e terminante nella torre tonda del Belvedere. È proprio in questo spazio suggestivo che oggi trova sede il Museo Archeologico Lomellino.
Il Museo Archeologico Lomellino: 1200 reperti, quattro sale, millenni di storia
All'interno del Castello Litta-Beccaria, nella Manica Lunga, il Museo Archeologico Lomellino offre uno dei percorsi culturali più completi della provincia di Pavia. Con oltre 1.200 reperti e un allestimento articolato in quattro sale con pannelli esplicativi ricchi di fotografie e illustrazioni, il museo guida il visitatore attraverso la plurimillenaria presenza dell'uomo in Lomellina.
Il percorso inizia con una grande carta archeologica della Lomellina che orienta il visitatore nello spazio e nel tempo, distinguendo con colori e simboli le diverse fasi cronologiche e le principali aree di rinvenimento. Da qui si snoda un itinerario che abbraccia:
Preistoria e Protostoria — manufatti del Mesolitico Recente (7500-5500 a.C.), del Neolitico, dell'Eneolitico e dell'Età del Bronzo, tra cui strumenti in selce recuperati a Gambolò, Vigevano e Gravellona.
Età celtica (II–I sec. a.C.) — sei corredi funerari celtici ordinati cronologicamente, con armi (punte di lancia, coltelli), fibule, monete galliche, ceramiche tra cui vasi piriformi e vasi a trottola. Ricostruzioni di tombe a cremazione e inumazione illustrano l'evoluzione del rito funebre.
Età romana (I–II sec. d.C.) — corredi funebri di straordinaria ricchezza: oggetti in vetro raffinatissimi, figurine in terracotta ricavate da matrici (divinità, coppie di sposi, animali), ceramiche fini, lucerne e applicazioni in terracotta per i letti funebri. Sezioni specifiche sono dedicate all'abbigliamento e alla toilette femminile.
Il percorso è pensato per essere accessibile a tutti: ogni sala è contraddistinta da un colore tematico che accompagna pannelli, vetrine e didascalie, facilitando l'orientamento e la comprensione anche ai visitatori non specialisti. Il museo collabora attivamente con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia e promuove pubblicazioni scientifiche, conferenze, mostre e laboratori per le scuole.
Gambolò nell'itinerario culturale della Lomellina
Gambolò si inserisce naturalmente in un percorso di scoperta della Lomellina autentica, quel territorio tra il Ticino e il Po che custodisce borghi, castelli e testimonianze storiche spesso lontane dai circuiti turistici di massa. Il Castello Litta-Beccaria, con il suo museo e la sua storia millenaria, è uno di quei luoghi capaci di sorprendere: piccolo nel perimetro, enorme nella profondità storica.
Chi visita Pavia e vuole spingersi oltre il centro medievale, oltre la Certosa e il Ticino, trova nella Lomellina un'esperienza diversa, fatta di silenzi, architetture inaspettate e musei che raccontano storie raramente celebrate dalle grandi guide turistiche.
Informazioni pratiche per la visita
Dove si trova
Piazza Castello, Gambolò (PV). Il Museo Archeologico Lomellino si trova all'interno del Castello Litta-Beccaria, nella Manica Lunga, accessibile dalla piazza principale del borgo.
Orari e aperture
Il museo è aperto al pubblico la domenica. Negli altri giorni l'apertura è garantita su prenotazione con almeno 15 giorni di preavviso per scolaresche e per comitive di almeno 10-15 persone. Sono previste aperture straordinarie in occasione di eventi culturali. Il museo è chiuso nei giorni festivi e nei mesi di luglio e agosto.